Quella volta che mi hanno rubato l’estate

Foto ItaliaL’assenza dell’Italia dai Mondiali – e ne sono convinto sempre di più ogni giorno che passa – ci ha tolto un mese di vita, da metà giugno a metà luglio per l’esattezza. Il nostro obiettivo dell’estate – fino al 13 novembre 2017, data della dipartita del calcio azzurro – era solo ed esclusivamente festeggiare come folli dopo una vittoria dell’Italia, organizzarsi i turni di lavoro per non perdersi neanche un secondo di partita e, alla meno peggio, attrezzarsi con tv d’emergenza, radioline per i più nostalgici e app per i più tecnologici. Di vacanze se ne sarebbe parlato solamente dopo la nostra eliminazione.

Trovare un posto di fiducia – una casa, un bar, un giardino o davanti al maxischermo – per riunire amici più o meno cari con cui improvvisare ammucchiate al gol del Grosso di turno o all’ennesima parata di Gigi era un’esigenza primaria, così come gridare contro l’avversario, sbraitare, lanciare telecomandi, urlare, sudare come se fossimo noi a giocare, indicare il passaggio a Verratti e implorare Candreva di non crossare ogni volta addosso al difensore. Pregare per un rigore a favore al 90′ o per un provvidenziale autogol ed esultare come se non ci fosse un domani. Insomma, ogni cosa sarebbe stata buona per poi riversarsi in piazza fino a notte fonda e toccare con mano il vero significato della parola ‘gioia’. Perché quelle serate ci mancano, e mancano a tutti, donne, uomini, bambini e anziani, ed (Euro 2012 a parte) è da dodici anni che non tornano più. Nel 2006 eravamo tutti fratelli e in quell’estate se ne sono viste di tutti i colori: gente che sfrecciava sul Listone in scooter, tuffi nel fossato del Castello, macchine prese d’assalto all’angolo dei 4S, gare clandestine di velocità in Giovecca sotto l’occhio della Municipale che poteva solamente prendere atto di questa ubriachezza molesta probabilmente non dovuta agli effetti dell’alcol.

Adesso invece penso ai sedicenni in motorino che non potranno fare fare i fenomeni in giro per la Piazza senza che nessuno gli dica nulla. Fra 4 anni ne avranno 22, quindi patente, quindi macchina, ma in pieno centro con quella non ci arrivi mica perché ora le telecamere non hanno nazionalità. Penso ai venticinquenni appena laureati, zero pensieri, mese di pausa, o magari a quelli che hanno solo l’ultimo esame da dare, ma una serata così non la si nega a nessuno, figuriamoci a chi punta a un 18 e tanti saluti. Ebbene, questi tra 4 anni ne avranno 29, si spera che nel mentre abbiano trovato un lavoro, ma comunque i mondiali nel 2022 saranno in novembre-dicembre, quindi ce le scordiamo le notti magiche del 2006 a far le 5 del mattino davanti al Duomo a cantare ‘Seven Nation Army‘ e abbracciarci sotto una fede calcistica, forse diversa per 11 mesi, ma la stessa per trenta interminabili giorni, che coinvolge anche chi il calcio lo odia a prescindere. E’ l’atmosfera a fare la differenza.

Certo, i Mondiali li guardiamo e li guarderemo fino alla fine. Una nazione per cui simpatizzare è impossibile non trovarla. L’inguaribile ottimista tifa Panama, il più realista dà per favorite le big, qualcuno spera nella sorpresa o nella tradizione inglese. Nessuno dice Germania perché con noi in pista la Germania le avrebbe prese, anche se ci fossimo presentati senza il portiere. Ma sono tutte tattiche per soffrire di meno, e quando il gioco inizia a farsi duro si fa largo l’amarezza per aver perso un pezzo di vita. Anzi, per essercelo fatti portare via. Perché è questo quello che è successo: ci hanno tolto un pezzo di vita. Pure a me, che di anni in Qatar ne avrò 34 e chissà dove sarò, cosa sarò, ma soprattutto chissà se Ventura e Tavecchio saranno ancora a piede libero per i crimini commessi contro il popolo italiano.

Quella volta che mi hanno rubato l’estateultima modifica: 2018-06-25T14:59:15+02:00da costafelix
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