Un abbraccio, nulla più

Abbraccio - Talantbek Chekirov

Abbraccio – Talantbek Chekirov

Martedì sera mi è successa una cosa piuttosto inusuale: sono andato a letto con una voglia particolare. Di solito, quando decido di infilarmi sotto le coperte è solo ed esclusivamente perché ho sonno, e se non ho sonno trovo mille distrazioni pur di non rischiare di trovarmi sveglio a letto bello pimpante a guardare il buio, cosa che non sopporto. Ieri sera, oltre a qualche sbadiglio sporadico probabilmente provocato dalla noia che solo la TV riesce a trasmettermi, mi sono alzato dal divano, saranno state le 2:00, minuto più minuto meno, ho bevuto un bicchiere di succo di pera, bagno, denti, pigiama o presunto tale, telefono in carica. Tutto sembrava apparecchiato alla solita maniera. Ma sentivo che mi mancava qualcosa.

C’ho pensato un po’ – ma neanche troppo – prima di accorgermi di cosa avrei avuto veramente voglia: di un abbraccio. Non so se di darlo o di riceverlo. Non si trattava di un bisogno necessario, né di una tacita richiesta d’aiuto proveniente da chissà quale parte occulta del mio cervello, però aver avuto qualcuno da abbracciare sarebbe stato bello. Un semplice abbraccio, di amore, di affetto, quindi anche di un amico, di un’amica. E allora mi sono chiesto che cosa fosse per me un abbraccio. E’ un gesto che più passa il tempo meno si vede, purtroppo. Le persone si salutano con tre baci (baci poi, guanciate. Dio fulmini chi ha sdoganato questa usanza, due bastano e avanzano), con un impersonale ‘ciao bel’ da brividi istantanei, o più freddamente con una stretta di mano, gesto che comunque ritengo estremamente rispettabile. L’abbraccio non si usa più se non quando ci si deve dire addio in aeroporto o quando ci si ritrova, sempre in aeroporto. O anche in stazione, va bene uguale. Ma al bar è vietato abbracciarsi? A me piace abbracciare.

Mi piace perché mi dà l’idea di empatia più di qualsiasi altra forma di saluto. Un abbraccio è sincero perché può non implicare altro se non affetto e non ha bisogno di spiegazioni. E’ asessuale. E’ senza razza. Senza età. Due corpi si incontrano per il semplice gusto di incontrarsi e trasmettersi tutto quello che di più positivo custodiscono gelosamente, e nonostante il gesto in sé sia tutto sommato breve (poi dipende eh…) l’effetto dura nel tempo, perché un abbraccio lascia il segno e dà la possibilità di immaginare. Se dovessi pensare ad un colore per descrivere l’abbraccio senza dubbio direi il bianco. “Ma come il bianco? Il bianco non è un colore”, qualcuno potrebbe pensare. Sì, cioè, no. Il bianco è un colore, semplicemente non ha tinte, ma racchiude in sé tutte le altre, come un abbraccio può racchiudere tutti i sentimenti e gli stati d’animo. Ci si abbraccia quando si è felici e alla stessa maniera ci si abbraccia quando si soffre. Ci si abbraccia quando ci si saluta prima di un arrivederci dal sapore di addio come ci si abbraccia quando ci si incontra di nuovo dopo un addio che invece addio non è stato. In mezzo c’è una scala cromatica più varia della fauna nella jungla che ognuno può interpretare come vuole, ma nulla può essere più di sollievo quanto un abbraccio.

Che non è necessariamente un’ammissione di debolezza, anzi. Per dare abbracci bisogna essere forti così come per riceverne, perché non sempre ci si aspetta l’abbraccio, è un gesto che può spiazzare, sorprendere. Meglio una stretta di mano, magari i due baci (i tre non li prendo nemmeno in considerazione) per mantenere un certo distacco. Ma con l’abbraccio si rompe il ghiaccio una volta per tutte, si crea un rapporto che poi nel tempo può anche rivelarsi poco solido, ma con l’abbraccio si mettono subito in chiaro le proprie intenzioni. Intenzioni di condivisione e partecipazione, “Ti abbraccio perché con te voglio condividere questo momento, anche se dovesse essere l’ultimo che passiamo insieme. Se poi non ci incontreremo più, di me avrai il ricordo di un abbraccio e non di una stretta di mano. Se invece ci incontreremo ancora tanto meglio, partiremo da una solida base”. Un abbraccio riempie la giornata, c’è poco da fare. E non ha lingua, se non nei vocabolari.

Inglese: Hug
Tedesco: Umarmen
Francese: Etreinte
Spagnolo: Abrazo
Ebraico: חיבוק
Portoghese: Abraço
Giapponese: 抱きしめること
Arabo: حَضَن
Russo: объятие
Finlandese: Halaus
Greco: αγκάλιασμα
Bengalese: 
আলিঙ্গন
Basco: 
besarkada

 

 

Un abbraccio, nulla piùultima modifica: 2018-03-28T17:30:27+02:00da costafelix
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