A Lisbona c’è sempre il sole

Bandiera PortogalloTorno da Lisbona con una convinzione banale ma chiara: questo non è un blog di viaggio ma un blog di emozioni. Non ho intenzione di annoiare nessuno (me stesso in primis) iniziando a descrivere nel dettaglio, tappa per tappa, i posti in cui sono stato. Per quello ci sono le guide. Preferisco raccontare quello che ho visto, come l’ho visto, come l’ho vissuto. A partire dal viaggio in aereo, deludente all’andata, sorprendente al ritorno, di notte, con le luci d’Europa ai miei piedi, ai nostri piedi. Io resto convinto di aver sorvolato Torino. Qualcuno ha riso ed è stato giusto così, perché per 4 giorni abbiamo pensato solo a ridere ed era doveroso finire come avevamo iniziato, senza pensieri e con il sorriso dipinto in faccia. Che non ci ha mai abbandonato, anzi, a volte ci ha addirittura fatto piangere. Di stupidità probabilmente, ma è troppo bello “dare importanza alle cose sciocche, basta esserne consapevoli”. Poi per fare i seri c’è sempre tempo, e il nostro è stato perfetto, in una città che ti lascia qualcosa per il semplice motivo che guarda oltre e si protende verso un altro mondo.

Lisbona è questo, l’ultima frontiera del vecchio e l’inizio del nuovo, un miscuglio di sensazioni da provare, tra salite da Tour de France e vie nascoste tra i bianchi palazzi che ti sorprendono per quanto sanno essere imponenti. Tra piazze da film d’amore e botteghe dentro alle quali si respira vita. Il Castelo de Sao Jorge ce l’ha fatta vedere dall’alto, dominavamo, cazzo! Mentre a Belem ci siamo messi sul suo stesso piano, girando lo sguardo al Cristo Rei prima di voltarci ad ovest, dove la foce del Tago diventa Oceano e gli occhi, oltre a riflettere i nostri cuori, possono immaginare non quello che c’è dall’altra parte, ma quello che vorremmo essere, magari diventare, senza porci alcun limite almeno per 72 ore. Alfama mi ha rapito, Alex ci ha rapiti. E’ forse lui l’esempio da seguire, ambulante senegalese cittadino del mondo che dell’Italia ha un bellissimo ricordo, ma che del Portogallo ne parla con la speranza di chi vede il futuro dove il presente è appena cominciato. La coppietta di anziani del minuscolo bar di fiducia per l’obbligatoria tappa imperial ci ha viziati (quelle sarde, mamma mia quelle sarde…) in un week end lungo terribilmente troppo corto. E la Praça do Comércio, una gemma. Dicono sia la piazza più grande d’Europa, non so se sia effettivamente così, ma di sicuro è quella che, almeno nel mio caso, ha lasciato più il segno, ma è anche vero che io e il viaggiare non siamo mai stati compagni inseparabili purtroppo. Al tramonto è indescrivibile, quasi quanto la guida spericolata dei taxisti alle 3 di notte o le gincane dei Tuk Tuk che ti sembra quasi di volare fuori. C’è chi dipinge col caffè e chi non riserva tavoli prenotati. Ah no…

LisbonaA Lisbona un barbiere di giorno si trasforma in un locale di notte, si beve birra perché “imperial” è la soluzione ad ogni problema, si cantano gli 883 al ristorante con camerieri che ballano su note a loro sconosciute (Max batte Fado 10-0), una confezione di Ricola al ribes nero diventa un tormentone, pure il baccalà è improvvisamente commestibile per uno che come me non sopporta il pesce. Si parte in 6 e ci si ritrova in 7 senza motivo se non per il bisogno di ridere, si declinano parole a caso, si prova a parlare portoghese, ma il risultato è più una cantilena che un modo per farsi capire. “Obrigado” va bene per ogni occasione, mentre tutto quello che sembra serio perde d’importanza, ci si penserà una volta tornati a casa. Ora la casa è lontana. Mancano i termosifoni, ma ci si scalda stando fuori, al freddo, che poi freddo non è, perché c’è un sole che infiamma anche il sangue e ti colora la pelata. E pace se i chilometri fatti sono tanti, quello che conta è che le scarpe siano comode. E se al tuo fianco camminano persone che ti hanno lasciato ognuna qualcosa di diverso e che non avresti mai e poi mai scambiato con nessun altro al mondo è normale non sentire la fatica e alla fine, poi, resta solamente la voglia di ripartire, e la meta è un dettaglio secondario.

Organizzazione, Risolutezza, Determinazione, Spiritualità, Intraprendenza. Ad ognuno il suo.

Obrigado Lisboa

co.fe.

A Lisbona c’è sempre il soleultima modifica: 2018-01-29T16:45:12+01:00da costafelix
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