Facciamo che io sono Mora

Luca MoraVi do una notizia: LUCA MORA E’ VIVO. No perché da quello che si sta leggendo sui social network uno potrebbe anche pensare il contrario, ma vi assicuro che non è così. L’ho visto, sta bene, almeno fisicamente. Sta semplicemente succedendo quello che per un giocatore di calcio è normale: la SPAL lo ha ceduto. Allo Spezia, per la precisione. Capisco lo shock dei ferraresi, ma la sua salute non è in pericolo, statene certi.

Al di là di tutto, comprendo il dispiacere, e io stesso una smorfia di disappunto me la sono lasciata scappare quando mi sono reso realmente conto, ormai giorni fa, che Mora sarebbe andato via, ma la verità è che bisogna farsene una ragione. Ma da cosa deriva questo senso di simil-vuoto? La risposta, almeno nel mio caso, è semplice da ricavare. Per prima cosa mi sono chiesto che cosa rappresentasse per me un calciatore quantomeno inusuale come Mora. E’ totalmente diverso dai personaggi che siamo abituati a idolatrare e osannare, anche solo per il fatto che vederlo girare in pieno centro era ormai all’ordine del giorno. Io non so, ad esempio, quanto spesso si possa vedere, tanto per dirne un paio, Dybala che si beve una birra in Piazza San Carlo a Torino, o Icardi che passeggia sereno con altri compagni in zona Duomo a Milano. Oh, magari capita, ma non sarebbe comunque la stessa cosa. Perché in Mora adesso vedo un parmense con il cuore di un ferrarese. E poi, soprattutto, la sua forza è quella di non essere un fuoriclasse. Uno parlando di altri campioni potrebbe tranquillamente dire: “Eh vabbè, sto qua è un fenomeno, grazie al c****o che gioca in serie A”. No, non su Mora che, non me ne voglia, fenomeno non lo è e credo che mai lui si sia considerato tale. E proprio per questo è stato così tanto amato, direi alla follia, dal pubblico, dalla Curva, dalla tribuna e da chi prigramente si guardava l’ascesa spallina dalla Lega Pro alla A da casa sul divano. E’ un ragazzo normale che ha sempre sudato, e solamente grazie al suo sudore è arrivato dov’è arrivato. E’ uno come tanti, che però ce l’ha fatta, e per questo incarna l’immaginario di tanti di noi, me compreso, che prima di prendere altre strade ci siamo sicuramente immaginati sul prato di San Siro, con addosso la maglia della SPAL, e magari anche la fascia da capitano al braccio, a giocare contro l’Inter o il Milan. Lui ce l’ha fatta, ha realizzato il nostro sogno. E’ su FIFA dal 2016 e ha la sua figurina Panini!!! Insomma, se fossi bambino e andassi a giocare al campetto della chiesa direi con gli amici al momento di fare le squadre: “Facciamo che io sono Mora”. Invece ho la sua età, ma sono sicuro che una buona dose di ragazzetti ha potuto mettere in pratica – con orgoglio – il mio ragionamento.

La barba e il capello lungo alla Chabal lo fanno assomigliare più ad un rugbista che ad un calciatore in un tempo in cui se non ti fai la crestina o non ti impomati il ciuffo non sei nessuno. Lo stile casual, la camminata, il cappello fino agli occhi d’inverno, le chiacchiere mai negate a nessuno, le foto, i video-dedica ai (ma soprattutto alle) fan (io stesso, lo ammetto, ne ho approfittato per fare un regalo ad un’amica che avrei voluto diventasse più di un’amica), la sua Punto grigia vecchia almeno 15 anni tanto anonima quanto riconoscibile, sulla quale – e mentre lo scrivo mi viene da ridere – una sera ha provato a caricare una bicicletta senza neanche ribaltare i sedili posteriori, ovviamente con risultati rivedibili. E’ per questo che è diventato capitano, perché ha fatto quello che non era mai riuscito a nessuno in 50 anni, perché ha incarnato la mentalità spallina, perché è la perfetta immagine del calciatore non calciatore, che si fa preferire fuori dal campo al campione da 30 gol, ma per il quale, purtroppo, ad un certo punto, non c’è più spazio se non nei cuori e nei flashback delle tante persone che quando ricorderanno con nostalgia la doppia promozione avranno subito in mente la sua faccia, più di quella di Zigoni e Giani o di Gasparetto e Castagnetti.

Personalmente sono contento che sia andato via. Vederlo “marcire” in panchina o scendere in campo solo nei minuti finali di una partita, magari a risultato già acquisito, mi avrebbe dato un forte senso di tristezza. In più alla soglia dei 30 anni avrà anche dovuto pensare alla sua carriera non più così lunga da portare avanti e sprecare anche solo 6 mesi a guardare gli altri giocare – perché le gerarchie della SPAL al momento dicono questo – sarebbe stato probabilmente un errore. O almeno per me, se fossi al suo posto, lo sarebbe. Una cosa in particolare, però, mi dispiace: che non sia riuscito a segnare neanche un gol in A, dopo i 7 in B e in 5 in Lega Pro giocando prima da esterno e poi da mezzala. Quindi gli auguro questo: di centrare la promozione a La Spezia, restare, sopravvivere al mercato estivo e segnare la sua prima rete in A, a Ferrara, sotto la Ovest. Sono sicuro che non sarebbero solo i tifosi liguri ad esultare.

co.fe.

Per la foto si ringrazia Geppy Toglia, fotografo de LoSpallino.com

Facciamo che io sono Moraultima modifica: 2018-01-24T13:20:40+01:00da costafelix
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